La sposa.

“Ho un attimo di tempo Giovedì tra le 20.25 e le 21”
“Va bene”

Passarono 3 giorni e Giovedì arrivò .
“Tu intanto vai , ti raggiungo dopo il Telegiornale”

“Eccomi.Ti sei lavata?”
“Sì”
“Depilata bene?”
“Sì”
“Mmm…non mi sembra,comunque non importa”

“Sì,ma aprile le gambe”
Entrava ,e ci metteva tanto per raggiungere l’orgasmo.
Lei no , non lo raggiungeva mai: “Mi coccoli un poco ? ” chiedeva .
“Non ora, inizia la seconda serata in TV , vado a lavarmi ”
Lui entrava in doccia , usciva e tornava in camera da letto .
“Ma sei ancora stesa? Quando è che ti alzi e metti le lenzuola pulite?”
Ora mi alzo …
“E lavati anche , che non voglio batteri nel letto ”
“Sì”
Lei si alzava dal letto, cambiava le lenzuola , metteva quelle fresche pulite e ben stirate, si faceva una doccia e lo raggiungeva in salotto .
“Ti è piaciuto?” gli chiedeva.
“Ma che domande sono?Non vedi che sto guardando la TV?”
Lei rimaneva in silenzio e tentava di leggere un libro , soffocando le lacrime .

Andando poi a dormire lui prendeva sonno di colpo e incominciava a russare forte, lei stringeva il cuscino e piangeva .

“Le mie amiche mi mentivano quando dicevano che fare l’amore è bello”pensava .
E pensava anche che forse sarebbe stato bello non essersi mai sposata.

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La moglie .

“L’aveva fatto anche la sua migliore amica ,di farsi mettere incinta . A lei non pareva onesto ” Di necessità virtù” ,le aveva strizzato l’occhio l’amica .” Quell’1% di possibilità c è sempre anche con la pillola” aveva poi spiegato lei con fare greve al marito allibito.Perchè il marito figli non ne voleva.Lei sì.Forse si era sposata per questo, forse la gravidanza era la scusante per scappare da una famiglia di origine che le stava stretta.I primi anni non erano andati male . Il marito era spesso via, trasferte all’estero per motivi lavorativi .Tornava per poco.E la casa grande , il sogno del mattone di chi si era sposato negli anni ’70 , pareva un labirinto di stanze vuote , inutili e pesanti da pulire. Aveva sempre più cercato un senso alla sua vita , fatta di giornate a spolverare vecchi soprammobili e a stirare copritavolo in pizzo dal sapore kitsch , nella vita del figlio. Aiutandolo a fare i compiti,portandolo a nuoto ,che il dottore aveva detto che doveva allargare il torace il figliolo, che era esile , e di dargli da mangiare più pesce, che l’aiutava la memoria che a scuola era svogliato , e che forse bisognava assecondare i suoi gusti nel vestire ” I ragazzini si vestono tutti uguali” . Gli aveva comprato la play station come quella dei compagni,che se no si sentiva da meno.
E poi il figlio aveva finito la scuola, ed era svogliato, l’università non la voleva fare , lavoro non ce ne era , o forse sì , ma quelli che lavori tanto e ti pagano niente , e suo figlio meritava di più. Non trovava la fidanzata il figliolo , e lei compiaciuta “Vola di fiore in fiore” . Lui non volava, restava fermo lì, tra i soprammobili e le stanze vuote, a passare le giornate aspettando l’imbrunire. E allora lei gli aveva regalato un appartamento , che a lui di stare con sua madre, diceva,gli stava stretto. E lei allora andava da lui solo per portargli da mangiare e la roba stirata.Che le faccende di casa un pò le faceva lui, un pò la figlia della vicina di casa che era povera, aveva bisogno di un lavoro . E di un marito , e di un matrimonio e di un figlio per giustificare un matrimonio che era la scusante per scappare di casa. Il figlio di lei pareva ben messo , e lei. sorniona si era fatta mettere incinta . Pareva il profilattico fosse difettoso ,rotto,chissà .
Il giorno del matrimonio ” riparatore” la madre di lui, al momento della marcia nuziale, aveva avuto un gesto di stizza .
Un’altra donna, stupida e insulsa , le aveva rubato la sua ragion di vita.
Da li a poco anni il marito era andato in pensione, ed era rimasto in Francia, dove era stato per lavoro , pare la Provenza fosse romantica, affascinante .
Lei teneva sopra l’armadio la valigia con i vestiti piegati ed inamidati dentro , che il marito le aveva giurato l’avrebbe portata a se, un giorno.
E le interminabili giornate ad aspettare l’imbrunire , la valigia sopra l’armadio con i vestiti dentro, a mordendosi il labbro fino a farlo sanguinare , ripetendosi come una cantilena che era quella la vita che aveva desiderato.”

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Binario 0.

” Tu sei il binario 0 ,io sono il binario 1″ diceva lui, e rideva sprezzante .

“Binario 0 , quello da cui non parte mai nessuno .Al binario 0 ci va chi non vuole andarsene ,chi non vuol partire, chi sta bene qui ” pensava lei .

Ma la risata di lui le creava disagio e aveva chiesto spiegazioni.

“Sono il binario 0 perché nessuno vuole allontanarsi da me?” aveva chiesto.

“No,tu sei il binario 0 perché vali 0 “.

“E tu allora , binario 1?”

“Dal binario 1 partono i freccia rossa ,parte”Italo” ,partono i treni che permettono alle persone di raggiungere i loro obiettivi .
Io permetto alle persone di raggiungere grandi obiettivi , tu invece obblighi le persone a rimanere qui , legate a te . Al tuo fianco nessuno può realizzarsi , anzi , si soffoca . Sei prevedibile,noiosa, e non lasci scampo”

“Vuoi che me ne vada ?”

“Il binario 0 non va da nessuna parte”

Lei , successivamente ,era andata alla stazione dei treni.

Il binario 0 non era mai esistito ,pensò che forse per lui neppure lei era mai esistita .

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I quattro girasoli

“Voglio un figlio da te”

“Ma se ci conosciamo appena”

“So tutto quello che c è da sapere ”

“Ma se stiamo insieme solo da un mese ”

“Sei la donna giusta per me . Poi,lo sai, mia moglie non è mai riuscita a farmi diventare padre”

“Sì,lo so, l’hai lasciata per questo ”

“E abbiamo già entrambi 43 anni,dobbiamo muoverci”

“E se tra noi non dovesse funzionare?”

” Te l’ho già detto.Sei la donna giusta per me. Io non mi sbaglio su queste cose”

“Non me la sento , ho un’età a rischio per una gravidanza ”

“Ma la vuoi costruire una famiglia con me o no?”

“Avevi detto che ti bastava mia figlia, che volevi fare da padre a lei”

“Tua figlia ha già 15 anni , io voglio anche un figlio più piccolo”

A lei tutto questo stonava , le sembrava una forzatura , aveva quasi paura .

Eppure era tutto così meravigliosamente bello, aveva sempre desiderato un secondo figlio , mai arrivato dopo la separazione dal padre della figlia . Poi lui l’amava davvero, si conoscevano solo da un mese e già l’amava così tanto …

Decise di provarci , decisero di provarci.

In un annoiato pomeriggio domenicale lui osservò di quanto fosse nuda la parete del salotto di casa : ” Potresti regalarmi un quadro” disse a lei.

Il lunedì successivo lei andò in un atelier d’arte e comprò un quadro per lui. Rappresentava 4 girasoli , uno per componente della famiglia : lui , lei ,la figlia di lei ed il bambino che sarebbe arrivato.

Nel retro scrisse : “Noi”

L’appese nel muro del salotto , lui tornato a casa da lavoro lo osservò : “Sì,già meglio” disse.

Non chiese il significato del quadro ne lei glielo disse .

Erano passati pochi mesi, lei ancora sperava di rimanere incinta che aveva scoperto lui con un’altra donna :lui aveva negato ci fosse qualcosa tra i due, la aveva accusata di essere paranoica e frustrata perché incapace di dargli un figlio.

Lei aveva ingoiato le lacrime e lo aveva perdonato.

Tempo un anno e lui non sopportava più lei : la accusava di essersi accasata da lui , di non lasciarlo respirare , di essere inutilmente gelosa quando lui usciva con altre donne “Che sono solo amiche, mi devo pur sfogare, tu sei insopportabile” e di non riuscire a renderlo padre.

Quando lei ebbe un ritardo di tre giorni lo disse a lui che gelido rispose :” Anche se sei incinta potrebbe non essere mio”

Lei , sconvolta, prese il quadro che aveva regalato a lui e se ne andò.
Lui non disse nulla, se non che quel quadro poteva anche tenerselo, tanto non valeva nulla.

A lei venne il ciclo mestruale , lui non la cerco più .

Dietro il quadro il sogno di quella famiglia che lui non aveva mai voluto.

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Il ballerino dello yogurt .

“Buonasera”
“Buonasera a lei”.

L’aveva già notato quell’uomo tra le corsie del supermercato .

Ne aveva controllato i prodotti comprati adagiati sul rullo delle casse , come era solita fare nel tentativo di conoscere un poco meglio le persone .

Lui era un consumatore di yogurt. “l’uomo dello yogurt” l’aveva soprannominato lei.

Usava il cestino, mai il carrello . Poche cose , tutti i giorni.

Lo ritrovava verso le 19.30 di sera , probabilmente a fine orario lavorativo di lui.

Yogurt ,succo di frutta alla banana , gelato in vaschetta .

Una porzione di carne , a volte la pasta , quella integrale che abbinava a sugo di pomodoro e a pochi spicchi di peperoncino che prendeva al reparto frutta e verdura .

Era alto, molto alto.

Indossava un paio di occhiali con le lenti leggermente oscurate , quelle da vecchi, pensava lei. Era miope ,lo vedeva dal tipo di lente.

Camminava lento ,ma non stanco .Anzi pareva parecchio energico , le gambe a muoversi come a danzare in una pista di pattinaggio tale era la scioltezza .

Era solito pagare in contanti , estraeva il portafogli dalla tasca posteriore dei jeans. Il portafogli era parecchio gonfio e lei volle ,una sera in cui aspettava il suo turno alla cassa dietro a lui ,spiarne il contenuto .

Pareva un mucchio di scontrini quello dentro il portafogli ,e in mezzo sbucava qualche pezzo da 5 e da 10 euro :”Chissà se gli capita mai di perdere soldi tenendoli così alla rinfusa” pensò lei.

Aveva un borsone di tela plastificata lui , di quelli comperati con il logo del supermercato e che portava sempre con se .

Uscito dal supermercato ,indossato un berretto di lana ,sembrava neppure sfiorarlo il marciapiede con quelle vecchie Timberland che era solito indossare , sembrava danzarci sopra.

“Il ballerino dello Yogurt” lo aveva soprannominato lei.

Erano passati i mesi , le Timberland avevano fatto spazio alle Espadrillias , il berretto di lana non c era più .

“Buonasera”
“Buonasera”
“Sa,ho fatto un poco di ordine nella mia vita”
“Scusi?”
“Era in cassa dietro di me poco fa”
“Sì,ma che c’entra?”
“Avrà notato il mio portafoglio ”
“Come scusi?”
“Non è solita farlo?”
“…”
“Come avrà notato ho perso la pessima abitudine di tenere tutti quegli scontrini inutili .Sa, ci avrò perso almeno 3 pezzi da 5 euro in mezzo a tutto quel disordine ,mi pareva giusto evitare di farlo ancora.
Le va di bere qualcosa con me?”

“Vuole offrirmi uno yogurt per caso?”ironizzò divertita lei .

“E lei come lo sa?” rispose lui sorridendo.

Si ritrovarono così seduti sul bordo del marciapiede di fronte al supermercato a mangiare uno yogurt ,con due cucchiaini in acciaio che, per l’occasione, aveva portato lui da casa.

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Anna e Manuela .

Manuela era bulimica .
La sua bulimia era fame , fame d’amore .

Ricordava e raccontava.

Ad Anna , la sua migliore amica o forse la sua più acerrima nemica.

Raccontava di quando bambina, restava sola . La mamma ed il papà lavoravano nel loro ristorante al piano terra dello stabile in cui abitava. Ogni tanto la mamma saliva le scale e le portava del cibo per farla stare buona,perchè non facesse i capricci.

Anna era anoressica .
La sua anoressia era fame , fame d’amore .
Di quell’amore che il padre le dedicava quando era bambina .
Un amore malato , finito alle prime forme adolescenziali della figlia.

Anna era tronfia dello sguardo , a suo dire ammirato , delle persone che per strada la osservavano . Persone che riteneva deboli, senza carattere, incapaci di rinunciare al cibo e per questo perennemente condannate in corpi sfatti e grassi.

Come Manuela,la sua amica . Come era patetica Manuela a strafogarsi di tutto quello che trovava nel frigo di casa. Persino il pollo crudo mangiava nei suoi attacchi bulimici. Pollo, torte , pasta ,cetrioli, maionese, lattuga, Nutella , tutto insieme giù per lo stomaco senza neppure masticare .

Stanlio e Olio le chiamavano di soppiatto gli amici , e non si sapeva chi delle due facesse più ribrezzo.

Se Manuela che vestiva solo di enormi tute grigie sfilacciate , pare ereditate dal nonno,omone che con esse passava le giornate a lavorare la terra. Manuela che puzzava . Di sudore. Una , dieci docce era lo stesso , puzzava. Sudava , puzzava tra le pieghe di grasso e aveva il fiato corto: il grasso le comprimeva il torace.

Ad Anna era capitato, quando fuori da un supermercato aspettava che la sua amica Manuela facesse il pieno di roba da mangiare, che qualcuno le desse una moneta perché si comperasse da mangiare. Curatissima Anna , non fosse stato per la ragnatela di rughe su una pelle avvizzita e nervosa . Non fosse stato per l’elastico degli slip che le lacerava la pelle , e lei la pasta di Fissan mentre spiegava al farmacista che era per il suo bambino.

Non aveva bambini, neanche poteva averne. La natura è saggia e crudele: il suo sottopeso non le avrebbe permesso di portare a termine una gravidanza, e per questo mai era rimasta incinta.

Girava voce che l’allora fidanzato di Manuela avesse voluto un figlio da lei , che servisse a farla sentire più donna, più realizzata . Ma il feto era andato in sofferenza schiacciato dal grasso del ventre della madre ed era morto . Manuela allora aveva cominciato a mangiare ancora di più.

Fame di vita, fame di morte , l’una lo specchio dell’altra le due donne .

A non separarsi mai come a nutrirsi l’una della presenza dell’altra , ad odiarsi l’una con ‘altra per poter odiare se stesse.

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La lente .

Coglieva immagini il mio demone interiore , attraverso la lente delle sue macchine fotografiche .

Una lente che lo separava da un mondo che nel profondo disprezzava .

Fotografava ciò che sapeva poter emozionare gli altri , senza però trarre nessuna emozione da ciò che aveva davanti .

Aveva imparato semplici nozioni : alle donne piacciono i fiori e io fotografo un fiore . Nulla di più .

E fotografie di fiori regalava , ad intendere un animo bello , che però non gli apparteneva .

Provava fastidio di quelle donne capaci di emozionarsi attraverso le sue foto capaci di sentire il profumo di un fiore .

Lui non sentiva nulla, davvero nulla.

La lente lo separava da quel mondo che, attraverso essa gli appariva deforme , , brutto , quasi volgare.

Al di qua della lente lui, il grande regista , muoveva le sue piccole stupide donne come pedine , in una recita a loro inconsapevole a lui chiarissima.

Forse sì , sentiva qualcosa : disprezzo .

E , come nel gioco degli specchi , anche nel gioco delle lenti il disprezzo che proiettava al mondo altro non era che profondo disprezzo per se stesso .

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